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L’amministrazione Comunale di Cattolica ha manifestato l’intenzione di vendere le Farmacie Comunali.

Il motivo è semplice:  deve cercare di tamponare la voragine di debiti generati da chi ha amministrato il comune di Cattolica in questi ultimi anni. Eppure ogni anno la gestione delle farmacie comunali apporta nelle casse comunali un utile netto di centinaia di migliaia di euro. Entrate che potrebbero essere destinate al sociale, all’assistenza degli anziani, o per potenziare la scuola pubblica. Centinaia di migliaia di euro di proventi annuali che rappresentano un vero toccasana per le disastrate casse comunali. Soldi che invece, nell’eventualità di una privatizzazione delle farmacie, andrebbero ai privati, mentre l’amministrazione, dopo aver tamponato un po’ di debiti con il ricavato della vendita, si troverebbe  nei prossimi anni senza più quelle preziose entrate.

Le farmacie comunali possono fornire servizi utili a tutti i cittadini.

Le farmacie comunali possono svolgere un’importante funzione sociale. Diversi comuni italiani hanno attivato nelle loro farmacie una serie di servizi alla cittadinanza tali da trasformarle in veri e propri presidi sanitari. Al contrario, l’attuale maggioranza che amministra la nostra città (come anche  le precedenti) non ha mai manifestato la volontà politica di valorizzare le farmacie comunali. Per questo molti cittadini oggi ci chiedono: ma cosa cambia se una farmacia comunale diventa privata?

In  realtà le potenzialità sociali sarebbero enormi. Ecco alcuni esempi di quello che avviene in altri comuni:

- In caso di controversia della categoria dei farmacisti con il Servizio sanitario nazionale, con il conseguente passaggio dell’assistenza diretta alla indiretta (che prevede il pagamento da parte degli assistiti delle medicine – come in passato è già accaduto), le farmacie comunali continuerebbero ad erogare gratuitamente i farmaci prescritti dal medico.

- Le farmacie comunali possono applicare un prezzo politico e calmierante sui prodotti per l’infanzia (latte, omogeneizzati, pannolini, ecc.).

- Il Comune, tramite le proprie farmacie, può erogare farmaci – non mutuabili – alle famiglie bisognose della città.

- Sugli apparecchi medicali, come quelli per aerosol terapia, misuratori di pressione, misuratori della glicemia, ecc. le farmacie comunali mantengono un prezzo politico inferiore anche del 30% rispetto alle farmacie private.

- Si possono prenotare le visite specialistiche CUP (Centro Unico Prenotazioni);

- Si possono inviare farmaci a popolazioni colpite da guerre o calamità naturali

- Si possono consegnare delle medicine a domicilio alle persone che con possono uscire di casa (anziani, ammalati, portatori di handicap)

- Si può promuovere la ricerca dei cosiddetti “farmaci orfani”, medicine per malattie rare che non avendo un ritorno economico, non attirano l’attenzione dei privati.

- Si possono attivare campagne di sensibilizzazione e informazione sulla donazione volontaria di sangue e campagne d’informazione condotte da farmacisti;

- Si possono distribuire siringhe attraverso i distributori automatici gratuitamente se viene consegnata la siringa usata (lo scopo è combattere le malattie da contagio, soprattutto nell’ambiente della tossicodipendenza)

- Si possono distribuire profilattici  a prezzo scontato

- Inoltre nelle farmacie comunali vengono fornite informazioni ai cittadini sulla disponibilità commerciale di farmaci generici o comunque meno costosi che, a parità di principio attivo e/o di efficacia terapeutica, possano corrispondere al rispettivo bisogno di assistenza farmaceutica. Una farmacia privata perché dovrebbe proporvi un farmaco che costa meno e su cui ha un guadagno minore?

- Insieme al medico di fiducia la farmacia è il soggetto che è più a contatto con il cittadino e quindi svolge un ruolo d’informazione, le campagne di informazione e di sensibilizzazione sono quindi più efficaci perché coinvolgono un maggior numero di cittadini.

Tutti questi servizi non sono frutto della nostra immaginazione, ma sono attualmente erogati nelle farmacie comunali di tante città italiane. Se a Cattolica ciò non accade è unicamente responsabilità di amministratori che da sempre hanno usato le farmacie solo per fare cassa. Vogliamo rischiare di perdere per sempre tutte queste possibilità e servizi?

Già nel 2006, dopo un referendum cittadino, che pur non raggiungendo il quorum previsto ( votarono il 22% degli aventi diritto)  consentì comunque a più di 3000 cittadini di esprimere la propria contrarietà alla privatizzazione delle farmacie (il 91% si espresse per il no), il processo di alienazione subì un arresto. Oggi il PD torna alla carica, nonostante che lo stesso sindaco Cecchini avesse più volte promesso durante la campagna elettorale che non avrebbe venduto le farmacie comunali.

Per tutti questi motivi dobbiamo lottare contro la vendita delle farmacie comunali e affinché l’amministrazione comunale inizi a metterne in pratica tutte le potenzialità sociali, siamo consapevoli che le condizioni sono molto più difficili di quelle del 2006, ma non possiamo permettere che un altro pezzo del nostro bene comune cada nelle mani dei privati.

Sinistra Anticapitalista – Cattolica

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by l on 4 maggio 2014

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pizza2SINISTRA ANTICAPITALISTA ( ex Sinistra Critica),  candida SANDRO PIZZAGALLI, a sindaco di Misano Adriatico alle prossime elezioni amministrative.

Pizzagalli capeggerà una lista al 100% di sinistra e, quindi alternativa ed in competizione, sia col centrodestra, sia col centrosinistra, una lista composta in gran parte di giovani, donne e lavoratori.

Sinistra Anticapitalista mette al centro del proprio programma la questione del lavoro, della crisi economica e della necessità di far pagare la crisi stessa a chi non ha mai pagato. Un programma per una riforma dei servizi che davvero assegni al pubblico un ruolo di sostegno ai disoccupati e ai giovani precari, per il potenziamento della scuola pubblica che sarà sostenuta azzerando completamente i finanziamenti alle scuole private distribuiti a piene mani negli ultimi anni dall’amministrazione di centro sinistra.

Sinistra Anticapitalista mette al centro del proprio programma la questione del welfare . Un programma per un potenziamento delle politiche sociali .

A tal proposito Sinistra Anticapitalista introdurrà l’imposta di soggiorno al fine di acquisire le disponibilità economiche necessarie per abolire l’addizionale IRPEF, una tassa odiosa che colpisce i lavoratori dipendenti e i pensionati, e per rendere veramente gratuita la scuola pubblica e i servizi comunali.

Sinistra Anticapitalista si batte per  una amministrazione che contrasti i progetti di cementificazione e speculazione – rilanciando un grande progetto di difesa degli spazi comuni e del recupero delle aree dismesse per l’edilizia sociale e per un piano di investimenti per l’edilizia popolare, al fine di rendere in breve tempo disponibili qualche centinaio di nuovi alloggi popolari.

Per una politica di rilancio delle fonti energetiche alternative attraverso investimenti nel fotovoltaico e nel solare termico e per l’estensione e generalizzazione della raccolta differenziata. Contro qualsiasi metodo di incenerimento dei rifiuti.

Per un comune laico in cui sia possibile istituire registri non simbolici delle Unioni civili, riconoscere pari dignità ai cittadini/e a prescindere dal loro sesso e dall’orientamento sessuale; per garantire i diritti delle donne, patrocinare manifestazioni per le libertà civili.

Per lo smantellamento dei pattuglioni estivi contro i migranti, al fine di utilizzare le risorse per combattere il lavoro nero e lo sfruttamento e non per potenziare le forze repressive statali e comunali.

Quella di Sinistra Anticapitalista sarà una lista che si batterà per una politica di difesa intransigente della scuola pubblica,di potenziamento di strutture e servizi sanitari e sociali per la prima infanzia, i minori, gli anziani, le persone con disabilità senza distinzione di provenienza e di nazionalità.

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Rimini: le ronde versione PD

by l on 13 agosto 2013

Nonostante il comunicato del sindacato di polizia e le stesse dichiarazioni del questore di Rimini che hanno ribadito che il fenomeno dell’abusivismo commerciale rappresenta una falsa priorità, le amministrazioni di centrosinistra che governano la provincia e il comune di Rimini hanno comunque deciso di scatenare quella che il sindaco di Rimini ha definito una “guerra agli abusivi” sostenendo la scelta di utilizzare i vigilantes privati sulla spiaggia. Una decisione che costituisce un pericoloso precedente di utilizzo di servizi privati per la gestione di un presunto pericolo di ordine pubblico. Stiamo assistendo ad una ulteriore criminalizzazione dello straniero “made in secondo e terzo mondo” in nome di un concetto astruso e becero di legalità. Altre invece sono le priorità: innanzitutto il lavoro nero e sfruttato sulla nostra riviera verso il quale al contrario non si utilizzano forze, strutture e personale per cercare di debellare il fenomeno ormai radicato da decenni sul nostro territorio.

Quello dei venditori abusivi rappresenta il tormentone che ricorre ogni estate e verso il quale le misure repressive non hanno portato alcun risultato, se non quello di scaricare le colpe della crisi del piccolo commercio sui venditori abusivi, cosa che, come è stato ampiamente dimostrato, risulta infondata. Altre e più profonde sono le cause della crisi che colpisce il piccolo commercio: sono i tagli agli stipendi, i licenziamenti e la cassintegrazione che riducono il potere d’acquisto dei settori popolari che costituiscono in larga parte la clientela della nostra riviera, sono lo sviluppo dei grandi centri commerciali che abbassano il costo delle merci determinando una pressione e una competizione che costringono il piccolo commerciante a chiudere. Occorrerebbe una politica che mettesse in discussione l’intero sistema economico e politico. Una politica lontana anni luce da quella repressiva portata avanti dalla giunta PD-Rifondazione di Rimini.

SINISTRA CRITICA Anticapitalista – Rimini

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